Non credo che dimenticherò mai quel giorno......ha marchiato a fuoco una giornata ed un momento molto importanti per me, e a distanza di tempo ha cambiato anche la mia vita. Quel 23 maggio, proprio quello del 1992, io compivo 18 anni. Ed in quel momento, alle 17,58 io ero a sedere tra i banchi della mia parrocchia, in attesa che il Vescovo mi chiamasse sull'altare............già, perché quello era anche il giorno della mia cresima, rimandata più volte ed, ironia della sorte, fissata proprio x quel giorno. Accanto a me, il mio padrino, funzionario della Polizia di Stato. All'epoca c'erano telefoni cellulari voluminosi, rumorosi....il suo squillò verso le 18,15. Lui uscì fuori a parlare...sapevo,sentivo che quella telefonata nn era niente di buono. Quanto tornò a sedersi, con un filo di voce, disse:"Hanno fatto saltare Falcone con la moglie e tutta la scorta". Quel filo di voce lo sento ancora oggi......e ogni anno vivo l'arrivo del mio compleanno come un evento quasi sinistro, come un presagio negativo. Falcone era sempre stato il mio mito, e quel giorno, nn lo sapevo ancora, mi avrebbe cambiato la vita. Il mio sogno era quello di fare il magistrato......beh, forse qualcuno mi giudicherà superficiale, nn lo so, ma dopo varie notti insonni, dopo un anno di Giurisprudenza a pieni voti.....io rinunciai agli studi. Si, mi fermai lì e mi misi a fare il lavoro x il quale avevo preso il mio primo diploma. Quelle parole, quelle immagini, quel disastro, hanno proiettato una ragazzina in qualcosa che, all'epoca, era tanto più grande di le, e le hanno segnato la vita..............e oggi, forse, mi fa male dirlo, ma rimpiango di essermi fermata.
Grazie per avermi letto.
Mariarita 

Ero a Bologna. Ci abito da 16 anni ma non è la mia città. E quel giorno me ne sono accorta una volta di più. Era pomeriggio, tardo pomeriggio e un amico aveva messo il televisore fuori sul cortile della cascina, tutti parlavano e il televisore anche e nessuno ascoltava. Doveva essere un TG non so più quale non mi ricordo. So solo che non ne avevo saputo niente - lontana  dall'informazione come sono - mi sono girata di scatto e ci ho messo tempo per sentire e per reagire, se sentirsi agghiacciati è una reazione. Ricordo solo che gli altri non ci badavano, non più di quanto badassero al resto. Ma qualcuno però mi ha chiesto se lo conoscevo, se era un amico di famiglia o un parente o qualcosa del genere. In un qualche modo la mia faccia aveva fatto di più di quella del giornalista. No, non lo conoscevo personalmente, non lo avevo neanche mai incontrato, la sua faccia non mi era più nota di altre. No, non era un amico di famiglia. Allora perchè ero cosi scossa? La domanda era sensata, in fondo di morti ammazzati al Sud ce ne è di continuo. Non avevo una risposta sensata non in quel momento e in fondo perchè era diverso dagli altri che avevano ammazzato neanche io lo sapevo. La parola simbolo per lui non era ancora stata inventata. E un simbolo non era, non per me almeno che come molti ho scoperto l'antimafia quando è diventata un fatto di lenzuoli più o meno attaccati alle finestre più o meno in miniatura appuntati sulla giacca. Non lo conoscevo, non lo avevo mai incontrato, non era un simbolo ma so che ho pensato "E' finita".
Forse non era ancora finita e bisognava aspettare, cosa è stato un mese o due dopo? Forse non è finita neanche dopo, dopo quel secondo telegiornale sempre a Bologna, ancora tra facce per cui tutto sommato non era che un altro magistrato ammazzato in Sicilia. Forse non è finita. Ma tra facce comuni per nulla agghiacciate, quando un magistrato ammazzato a Palermo non è altro che una notizia del telegiornale, ti sembra davvero che sia finita.
Letizia (Bologna)

Ero a casa, in campagna, avevo ospite mio figlio che stava male per un grave incidente. ho capito alla tv che qualcosa non andava. è stato un  crescendo di ansia che si è trasformata in angoscia, appena velata da una speranza, che ce la potessero fare, ma pian piano la rabbia ha preso il sopravvento ed ho cominciato ad urlare. è accorso mio figlio sulla sedia a rotelle ma io non riuscivo ad esprimermi, indicavo la tv e piangevo, dicevo no e no e no senza fermarmi e la ferita aperta da quell'orrore non si è rimarginata. ancora non posso crederci ancora sopratutto mi domando perchè pian piano all'altra gente è passata e si è ricominciato a far finta di niente.
Dedella Orlando (Palermo)

Io ero a letto con una gamba rotta
e ho sentito elicotteri e sirene che passavano
attorno e sopra
la casa di cardillo
ed erano tanti elicotteri
e tante sirene
e ho acceso la televisione
e dopo un po' ho iniziato a piangere
e maledire il posto dove sono nato
come quel giorno che ero al porto alla cala
ed è arrivata un'amica e mi ha detto che avevano
ucciso il mio amico e papa' rostagno
e pensavo che palermo è una citta'
come il vecchio comma 22
dove chi agisce realmente per il cambiamento
viene ucciso
e quindi chi è vivo
come "si colloca" esattamente ?
e il mio ultimo progetto
per la mia città
è una grande ruspa
che parte da sferracavallo
e arriva a bagheria
con una lama rusposa
alta cento metri
e larga cinquecento
che in poche ore
arerebbe tutta la citta' per benino
e gli abitanti
guarderebbero lo spettacolo dalle colline
e forse dopo ricostruirebbero la loro vita
con più rispetto
forse
Guido Accascina (Rieti)

quello che ricordo di quella giornata è la rabbia, la grande, immensa rabbia che ho provato e la vergogna di appartenere a questa terra. fortunatamente la vergogna è passata perchè adesso appartengo a quella gioventù che non tiene più la bocca chiusa e urla contro la cattiveria di certa gente che non può neppure essere classificata.
in quella tremenda giornata stavo per perdere ciò che di più caro ho al mondo: mio padre, mia madre e mia sorella. la paura di arrivare ad un appuntamento li ha fatti partire prima da casa in modo da evitare il traffico che opprime Palermo.
ancora non possedevamo il telefonino...io ero sola in casa è ho udito la notizia in tv...lascio immaginare il panico, il terrore, la paura...
e immagini erano sconvolgenti e i miei occhi cercavano tra le lamiere e l'asfalto divelto una thema grigio metallizzato..
non riuscivo a trovare nulla...
fortunatamente i miei sono riusciti dopo un paio d'ore a contattarmi....ma non dimenticherò mai che quel 23 maggio sull'autostrada Palermo-Mazara del Vallo,
un uomo onesto, sua moglie e alcuni agenti di scorta hanno perso la vita ...per brindare al matrimonio di un esponente di cosa nostra...
Monia

Ricordo benissimo quel pomeriggio, i miei erano andati in un villino che si trova a Cinisi, una località di mare adiacente a Capaci, avevano percorso proprio quel tratto di strada verso le tre.
Io ero piccolo, avevo undici anni, ed ero andato a studiare da un mio compagno di scuola che abita vicino alla rampa che porta all'imbocco dell'autostrada.
Eravamo scesi a giocare a pallone quando Giovanni e Francesca, e i loro "angeli custodi" venivano dilaniati dalla mafia.
Io non sapevo nulla, ma notammo con stupore le innumerevoli ambulanze, volanti di polizia, camionette dei vigili del fuoco, che si immettevano in autostrada.
Era quasi un gioco, le contavamo e pensavamo a cosa potesse essere successo, ma sempre con quella superficialità che può avere un bambino di 11 anni.
Quando tornai a casa, trovai mia nonna incollata alla tv, erano le sette circa, e mia nonna aveva le lacrime agli occhi, non scorderò mai quel momento.
Avevo ascoltato quella infinita melodia di sirene quasi compiaciuto, senza sapere che andavano a contare i morti della battaglia persa dallo Stato; mi ero divertito ad osservare le volanti ignaro del fatto che in quelle auto che mi sfrecciavano accanto, c'erano i colleghi e amici degli agenti della scorta di Falcone, e forse stavano piangendo e urlando mentre percorrevano quella rampa che li avrebbe portati allo svincolo di capaci.
Francesco

Se non sbaglio era un sabato. Io sono tornato dai festeggiamenti per l'ultima partita di campionato vinta e che ci permetteva di salire di una serie. Ho saputo immediatamente di quanto era successo. Temevo fosse veramente la fine di tutto. Negli anni successivi mi sono ricreduto. Ora torno a dubitare.
Grazie
Davide Guarnieri

Ricordo benissimo quel giorno. Ero a casa di un amica era il suo compleanno. Eravamo nella sua stanza da pranzo a ridere e scherzare. Andammo in cucina a prendere da bere,i suoi genitori stavano guardando la TV, vidi l’autostrada divelta. Sullo schermo passava una scritta che informava che c’era stato un attentato al giudice Falcone. Non sapevo chi fosse. Ricordo che tornammo in sala da pranzo, le altre continuavano a scherzare, nella mia mente invece continuavano a passare quelle immagini.
Quel pomeriggio e quello di due mesi dopo, che squarciò il luglio di quell’anno, hanno cambiato la mia vita. Avevo solo 15 anni e mi accorsi che si poteva morire per un ideale, un sogno. Che si poteva morire per lo Stato. Che qualcuno aveva dato la sua vita perché anch’io un giorno potessi vivere  in un paese in cui ci fosse una vera democrazia, in cui si potesse vivere liberi di conservare la propria dignità, in cui questa scelta non fosse incompatibile con la vita. Decisi che la mia vita sarebbe proseguita nella loro luce, ora studio giurisprudenza  per poter fare il magistrato. E’ il mio modo per non dimenticarli.
Da allora non è passato un giorno senza che pensassi a loro.
Grazie per la vostra iniziativa.
Francesca Limongelli (Napoli)

Era un sabato caldo e soleggiato a Milano. Niente di meglio di un giro in moto con la mia ragazza. Poi la sera, a cena da lei. Mentre preparava da mangiare tutto il romanticismo di quella giornata e le aspettative della serata lasciarono il posto ad un sentimento di tristezza e di disperazione. Avevo appreso la notizia dal tg e ricordo benissimo quella sensazione che niente sarebbe mai più stato come prima. Era stata una giornata stupenda, passata con la persona che amavo ma contemporaneamente sentivo che quel 23 maggio sarebbe diventato nella memoria collettiva un giorno nefasto. Era questo anche che mi colpiva: che il privato e il collettivo fossero 2 stati d'animo molto contrastanti fra loro. Forse mi vergognavo di essere stato così felice in un giorno così infelice...
Duccio (Milano)

Il 23 maggio 1992 avevo 11 anni, frequentavo la 1° media e avevo appena cominciato ad interessarmi di politica, quella vera, fatta per il bene delle persone, nel loro rispetto e nel rispetto della giustizia e della verità. Ero in pizzeria con i miei genitori, la televisione del locale era sintonizzata sul telegiornale: erano le 20 circa. All'improvviso l'annuncio: agghiacciante, terribile, definitivo. Le pizze erano pronte, già sul tavolo, ma l'ultima cosa che riuscivo a fare era mangiare. Mio padre non ci credeva, ha urlato: NOOOOOOO! Io raggelata non riuscivo a parlare, né a togliere lo sguardo dal televisore. Era stata una pugnalata. Avevo solo 11 anni e alla maggior parte dei ragazzini della mia età non faceva né caldo né freddo una notizia del genere: neanche sapevano chi era Giovanni Falcone. Io ero sempre più attonita. Ho cominciato a pensare a lui: avevo cominciato a stimarlo per le indagini che svolgeva, per l'amore e la passione che metteva nel suo lavoro, per l'anima pura che nessun politicante da quattro soldi avrebbe mai potuto macchiare...pensavo e tentavo di trattenere le lacrime e la rabbia. Mi chiedevo perché, perché quelle vite spazzate via in un soffio, il giudice e la scorta, perché persone perbene sono dovute morire così, perché troppo scomodi, perché loro davvero facevano il loro lavoro e ci credevano. Pensavo alla scorta e a me stessa che avrebbe voluto fare la poliziotta per difendere la giustizia, so quello che faceva la polizia nelle manifestazioni degli anni '60-'70 e so anche che è implicata insieme ai fascisti e allo stesso Stato Italiano in molte stragi (basti pensare a Piazza Fontana), ma so anche che sono tanti i poliziotti che hanno scelto questo lavoro perché ci credono, perché in questo modo vogliono dare un piccolo grande contributo alla costruzione di mondo migliore. Pensavo ai parenti delle vittime. E pensavo agli assassini e ai mandanti: chi erano per credersi in dovere di decidere della sorte di altri cittadini. Anche se ero piccola, sapevo che dietro l'omicidio Falcone non poteva esserci solo la mafia.
Tornai a casa e piansi. Non me ne vergogno. Mi sentivo terribilmente impotente, inutile: non potevo cercare i colpevoli, non potevo tornare indietro e impedire la strage, non potevo fare altro che piangere.
Nei giorni seguenti nei parlai a scuola coi compagni, avevo bisogno di confrontarmi con qualcuno che non fosse solo mio padre o mia madre. Volevo capire cosa provavano loro e condividere il mio dolore. Non trovai modo di farlo: praticamente nessuno sapeva dell'accaduto. "Ma come hanno ucciso Falcone!" dicevo e loro non capivano, non erano a conoscenza di chi fosse e cosa facesse. "Ma ha lottato per noi, ha lottato per tutta l'Italia e per questo è stato fermato!!". Niente. In quel momento capì una cosa importante di me: non riuscivo a rimanere indifferente alle ingiustizie. Per quanto esse possono essere lontane da me, riguardare altri non mi potranno mai lasciare indifferente. Un amico mi chiese: "Ma chi era il tuo eroe?" "No- risposi io -E' quello che tutti vorrebbero essere: un Uomo". Di Giovanni Falcone ricordo tutto, colui che poteva permettersi di girare a testa alta e sorridere perché era una vera persona. Una bella persona. E, francamente, la massa di imbecilli (quando va bene solo questo) che abbiamo in politica, non vale neanche un miliardesimo di quanto valeva una sua sola cellula. 
Sono passati 9 anni quasi e io continuo a fare politica, continuo ad indignarmi per tutto ciò che va contro l'uomo, in qualsiasi parte del mondo, continuo ad odiare la politica finalizzata alla carriera e alla poltrona che ti concede qualsiasi aberrazione. E nella mia camera ho attaccato una frase di Paolo Borsellino: "QUESTA TERRA' DIVENTERA' BELLISSIMA". Giovanni e Paolo sono morti, è vero, e con loro tutta la scorta; però, mi dispiace per lor signori che si sono presi il "disturbo" di organizzare le stragi....non sono morti invano: le loro idee, i loro cuori e le loro anime continuano ad esistere, più vive che mai, in noi. Adesso sta a noi lottare.
Un bacio e un abbraccio fortissimi
Eliana Bartoli (Reggio Emilia)

Era una giornata calda e soleggiata avevo solo 14 anni ma ricordo nitidamente quel pomeriggio. Ero a casa di mia nonna, presso la quale passavo le prime vacanze. Una vicina di casa ci suonò alla porta e ci diede la terribile notizia, ricordo che Messina quel pomeriggio era come addormentata su se stessa, nessuno si aspettava un fatto del genere.Poi passammo il resto della serata davanti alla TV per sapere i dettagli.
Santo Pistorino (Messina)

Ricordo solo che non ricordo niente,ricordo solo che ero un bambino. Ricordo che in quei giorni mio padre era triste e che un ragazzo della mia età mi disse che il giorno prima avevano ucciso Giovanni Falcone e che nel mentre noi stavamo pensando solo a giocare. Gli chiesi chi fosse quell'uomo e lui mi spiegò. Sono passati gli anni ed ora so chi è Falcone, e sottolineo che so "chi è" perché dentro di me non è mai morto né lui né chi come lui ha deciso che la sua vita non era abbastanza importante per poterla sacrificare in nome di quella di tutti noi. Ed ora che ricordo quante volte ho pianto in questi anni quando ho letto le sue parole e pensato a quello che ha fatto insieme al suo amato compagno Borsellino mi chiedo semmai il suo sorriso nelle più belle foto ci volesse dire che avremmo sempre dovuto ricordarlo così anche dopo la sua aspettata morte. E' così che lo voglio ricordare ed è quel sorriso che voglio avere tutti i giorni dentro di me quando mi impegno per non dimenticare la sua morte, ed è quel sorriso che mi sforzo di avere anche ora che piango di nuovo.
Roberto (Cagliari)

Ricordo perfettamente quella tragica da del 23 maggio 1992 quando venne ucciso il giudice Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta; era un sabato se non erro e al momento della terribile notizie sono rimasto sconfortato; devo confessarlo di avere versato lacrime, io che sono una persona che non piange mai.
Con lui se n'è andata la speranza vera di vincere e debellare quel triste fenomeno che per molto tempo aveva cercato di capire, conoscere e combattere. Ho riletto più volte il suo libro intervista alla giornalista Padovani e devo constatare che la conclusione è aperta alla speranza quando dice che anche questo triste fenomeno scomparirà. Che tristezza la morte qualche settimana dopo del suo amico Paolo...
Io sono convinto che bisogna fare ancora moltissimo per ridare piena dignità a una terra tra le più belle d'Italia, quale è la Sicilia, ma è necessario che tutti facciano lo sforzo di donare la parte migliore di se stessi per un futuro migliore. Mi rivolgo alla scuola e alla chiesa in particolare perché non tradiscano la loro funzione educativa e formativa delle giovanissime generazioni; incrementino il rispetto per l'altro, l'onestà del comportamento, la capacità di giudizio e di critica verso ciò che è male, l'impegnarsi in prima persona per il bene della comunità. La chiesa e la scuola hanno questa grande responsabilità: formare una generazione rinnovata e che doni speranza a una terra che tanto ha sofferto e pagato.
Mariolino

ricordo ancora quel pomeriggio, avevo 12 anni compiuti da poco, stavo andando coi miei ad una festa per la prima comunione di una mia amica. Ad un certo punto dall'autoradio ho sentito dell'attentato. Non mi rendevo forse conto della gravità dell'evento, ma inconsciamente mentre mio fratello giocava con gli altri bambini io ero davanti alla tv del ristorante a seguire il tg.
Il giorno dopo a scuola non si parlava d'altro, sono saltate quasi tutte le lezioni. Da quel giorno qualcosa e' iniziato a cambiare dentro di me, ho iniziato a crescere per davvero. L'assassinio di Paolo Borsellino poi mi ha riempito di rabbia, odio e vergogna. Un giorno ho letto 2 frasi, una era di Falcone, ed era stata citata in una canzone, diceva chi non ha paura di morire muore una volta sola. L'altra era di Borsellino, ed e' forse quella che mi ha formato di più. era dedicata a Palermo, la sua città natale e diceva: "Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non piace per poterlo cambiare".
Dal loro esempio ho imparato ad amare la mia Patria, dal loro esempio ho imparato il sacrificio per migliorare la nostra società.
Grazie Giovanni, grazie Paolo,
Grazie per il vostro esempio.
Emanuele

Ciao, mi chiamo Marilena, di quel pomeriggio maledetto, ricordo sempre con qualche brivido che su quella bomba bastarda ci sono passata intorno alle 16, 30. Tornavo da una gita al mare a San Vito lo Capo. Ero con alcuni amici quando decidemmo di rientrare a Palermo perché il tempo stava peggiorando.....beh, forse e' stata una fortuna.. solo per noi.
Ricordo che dopo le 19, incominciò a piovere ininterrottamente e continuò fino a notte fonda. In città la gente era ammutolita, alcuni invece urlavano la loro rabbia. Anche il cielo piangeva.
Era il pianto disperato di quella parte di Sicilia (e d'Italia) che combatteva al fianco di un uomo coraggioso.
Ciao caro Giovanni
Marilena

Squillò il telefono, verso le 19,30: era mio fratello che mi disse "hanno ammazzato Falcone, una strage, stava tornando a Palermo", rimasi di ghiaccio, poi scoppiai a piangere per la rabbia e il dolore
Come?, Chi? urlai, perché lo hanno fatto, ora è tutto finito, Falcone era tutti noi, gli volevo bene, con me c'era solo la mia seconda figlia, mi vide sconvolta correre ad accendere il televisore, tremavo, quella maledetta sera per dormire presi un tranquillante, mi sentivo perdente. Giorno 16 maggio coordinerò un dibattito organizzato dall'Osservatorio "Falcone -Borselino Scopelliti"di Soverato per commemorare il giudice a dieci anni dall'assassinio, è rivolto agli studenti, non so se sarò all'altezza, né so ancora quello che dirò, l'emozione è ancora forte, ma sento che è giusto non dimenticare, lo dirò agli studenti.
Viviana Santoro (Chiaravalle Centrale CZ)

Quel pomeriggio si divide in due parti precise, ve lo racconto perché, ovviamente, come tutti, lo ricordo benissimo. Nel primo pomeriggio, verso le tre, ho avuto una violenta lite con mio padre, c'era anche mio fratello Giuseppe, e sono arrivata a dargli uno schiaffone, per me, in quel momento molto liberatorio, mentre mio fratello, sorpreso dal gesto, mi stringeva alle spalle per abbracciarmi. Dopo uscivo con le amiche, in macchina, per fare un giro rilassante, pensavamo anche di andare a Sferracavallo, poi sceglievamo, credo Mondello. Mi rilassai. Dopo al ritorno, aperta la porta di casa mentre avevo ancora le chiavi in mano, mio padre, scosso davanti al televisore, mi comunica tutto. Ho buttato le chiavi per terra con rabbia e violenza fredda. Ho pianto moltissimo guardando in tv il funerale. E' molto doloroso.
Maria Lo Bianco (Palermo)

oggi che scrivo sono 10 anni esatti da quel 23 maggio 1992 che mi ha segnato dentro in modo indelebile. E ricordando la dinamica di quel pomeriggio mi tornano i brividi e le emozioni negative provate, che sembrano molto più ravvicinate nel tempo.Ero nel mio collegio universitario di Bologna,dove studiavo per un esame del III anno di giurisprudenza. Ero solo in casa,quel pomeriggio,e dopo lo studio mi stavo preparando la cena . Nell'accendere la radio..la terribile notizia che mi bloccò lo stomaco e mi fece saltare il pasto. All'inizio dissero che era solo ferito, e io ho pregato perché non morisse. Ricordo che mi scoprii,in quei drammatici momenti, molto legato a lui..sapevo quello che aveva fatto e gli ero grato per questo. Ma non sapevo prima di quei momenti che avrei pianto per lui.Ricordo che mi precipitai giù in sala TV,dopo il giornale-radio. e ricordo anche che ci fu una scelta vergognosa di RAI 1,di non sospendere la programmazione di prima serata,invece di mandare subito lo speciale..cosi dovetti sorbirmi lo show del sabato sera, incazzato nero, prima delle tragiche immagini della deflagrazione. Oggi a 10 anni di distanza,Lui rimane per me una delle poche cose in cui credere, delle cose umane. Io ho le stesse sue iniziali G.F., e sarei contento se riuscissi a realizzare nella mia vita la decima parte di quello che lui ha fatto, nel campo della legalità e della giustizia.
Giovanni F.(Bologna)

In quel pomeriggio, il 23 maggio 1992 avevo 17 anni ero appena rientrata a casa. Faceva caldo ed ero sul balcone del salotto che stavo parlando con una mia amica, una mia vicina di casa. Ad un certo punto, avevo la tv accesa, sento un'edizione straordinaria del telegiornale che parlava di un attentato sull'autostrada di Palermo vicino a Capaci,dice che è coinvolto il giudice Giovanni Falcone con la moglie Francesca e la scorta. Mi precipito in casa e sto lì,incollata alla televisione, per sentire l'evolversi della situazione, sperando che si siano salvati tutti. Ma quando vedo le immagini dell'autostrada comincio a tremare, c'è un silenzio strano in casa mia, i miei genitori sono anche loro sbigottiti, quando dicono che Giovanni Falcone è morto scoppio a piangere chiedendomi perché un uomo che fa il suo dovere per cambiare il nostro Paese venga trucidato in un modo atroce.
Elisabetta Corbetta (Monza MI)

Maggio è sempre stato nel mio immaginario personale la porta d'ingresso verso l'estate, quel sabato di maggio inoltrato mi ricordo che stavo andando a trovare la mia ragazza al mare  e durante il tragitto ho ascoltato per radio la notizia dell'attentato a Capaci.
E' stato come se morisse SuperMan o l'Uomo ragno, mi ero creato un Supereroe, anzi l'avevano fatto diventare un supereroe, ma era di più, era un uomo giusto.

Filippo

Quel pomeriggio mi trovavo con amici a pochi passi dal mare proprio sotto Capaci a meno di un chilometro dal luogo della strage. Stavamo giocando a palla  anche se il tempo non era proprio bello. Io avevo 22 anni . Improvvisamente sentimmo un boato, erano , penso, circa le 16:30. Pensammo che fosse successo qualcosa alla vicina cementeria perché proprio da quelle parti vedemmo elevarsi un fungo di fumo (simile a quello di Hiroshima raffigurato nei libri di storia). Ci siamo precipitati sul luogo per la curiosità e ricordo che cominciò a piovere, c'era confusione non si riusciva a capire cosa fosse successo , io vidi un ambulanza che caricava un uomo coi baffi. Solo dopo capii che si trattava di G. Falcone. E' stato un orribile spettacolo. In quel periodo ancora si sentiva il peso dell'omertà. E' certo che dal '92 la storia siciliana è cambiata.
Orazio (Capaci)

Salve amici della legalità, quel pomeriggio erano da poco finite le partite di calcio e mi stavo preparando per uscire con i miei amici ma ad un certo punto guardo che a Raiuno stava andando in onda un'edizione straordinaria, erano le 18:00 circa, e mi sono soffermato davanti alla TV per sentire cosa stava accadendo fino a quando ho scoperto che era stato fatto un attentato al Nostro Eroe Giovanni Falcone.
Le notizie si susseguivano arrivavano le prime immagini e dentro di me mi sono sentito morire perché la Mafia aveva attaccato il paladino della legalità e con lui tutti i Siciliani onesti come me. Per me da quel momento la giornata era cambiata e forse anche la mia Vita perché ho iniziato a pensare cosa potevo fare per poter evitare che altri fatti così incresciosi non si verificassero più, ma più ci pensavo più non trovavo risposte ai miei perché.... e cercavo dentro gli sguardi di chi mi circondava una risposta.
I miei dubbi: erano Perché proprio lui che tanto aveva fatto per il riscatto dei Siciliani... perché non l'hanno e non l'abbiamo saputo difendere..... perché la Mia Terra deve sempre essere vista solo in queste circostanze... perché i Siciliani non reagiscono... perché si può avere cotanta ferocia nei confronti di un Uomo.... perché Dio non guarda e protegge questi uomini....
Subito dopo qualche giorno ho capito che per fare vivere Giovanni Falcone bisognava e bisogna prenderlo da esempio per la nostra Vita e che il suo sacrificio non è stato inutile e vano perché è riuscito finalmente a scuotere le anime orgogliose dei Siciliani.
Ora vorrei che in Sicilia non si abbassi la guardia perché la Mafia c'è ed esiste, e soprattutto che si diffondi la CULTURA DELLA LEGALITA' a partire dalle scuole elementari fino ad arrivare nelle Università perché solo Con la Cultura della Legalità e col dire NO ALLA MAFIA potremo dire di AMARE veramente la SICILIA.
CIAO GIOVANNI, FRANCESCA, PAOLO E LE VOSTRE SCORTE VOI NON SIETE MORTI PERCHE' LE VOSTRE IDEE CAMMINANO SULLE NOSTRE GAMBE.
Giancarlo (Marsala)

Anch'io ricordo quel pomeriggio di un anonimo, fino ad allora, 23 maggio 1992. E ricordo anche il pomeriggio del 19 Luglio. Ero stata invitata a partecipare alla cresima di un'amica e mi recai in Chiesa in compagnia di mia sorella. Dopo la cerimonia, andammo a cena al ristorante. Era una festa carina, ma senza particolare divertimento. Appresi della tragedia quindi in tarda serata, quando, tornata a casa, trovai i miei genitori incollati alla tv: trasmettevano ormai un'intervista di repertorio al giudice Falcone ed il suo viso bruno  spiccava su uno sfondo azzurro. Mi raccontarono ciò che era successo e che solo la moglie del giudice, anch'ella magistrato, era ancora viva, anche se in fin di vita.
Avevo 18 anni e avevo sempre seguito le vicissitudini dei processi mafiosi. Conoscevo il giudice Falcone per fama, perché era uno dei componenti dello storico pool antimafia nonché del susseguente e primo maxiprocesso a Cosa Nostra. E l'avevano ucciso! Maledetti! Trascorsi una notte quasi completamente insonne. In un primo momento la rabbia, il dolore, l'angoscia mi indussero a pensare che la mafia aveva vinto, perché aveva sempre più forza dello Stato. La Sicilia era una terra sfortunata, e noi siciliani onesti insieme ad essa. Provavo vergogna di essere siciliana, perché la mia terra produceva uomini-bestia capaci di tali azioni e di altre ancora; ma provavo anche tanto orgoglio, perché la Sicilia è madre di gente come Falcone, Borsellino, Livatino, Chinnici.... .
Col passare dei giorni ho capito che la mafia aveva deciso di uccidere Falcone e poi, ancora, Borsellino non per mostrare al mondo i suoi "muscoli" e la sua forza, ma perché aveva paura, perché si sentiva "assediata, braccata". Ma la mafia ha commesso un errore di calcolo: aveva eliminato il simbolo dell'antimafia, ma non ciò che lui rappresentava, non le sue idee, i suoi principi, le sue conoscenze. E i siciliani hanno preso coscienza della propria identità e della propria dignità e si sono ribellati in massa al silenzio mafioso.

Non c'è giorno, da allora, che io non pensi al giudice Falcone e al giudice Borsellino. Non li ho mai conosciuti personalmente, ma mi hanno insegnato tanto: l'onestà della coscienza, il profondo senso del dovere, l'amore verso lo Stato, la professionalità e l'umanità, la necessità della conoscenza per adempiere ai propri doveri, la speranza di una Sicilia senza mafia, "perché
 la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e quindi anche  una fine".
Ho dedicato al giudice Falcone la mia tesi di laurea e ancora oggi, a 11 anni di distanza, scopro il mio viso bagnato di lacrime quando guardo le immagini di quel pomeriggio, o ascolto una sua intervista, o una canzone a lui dedicata: come fosse un amico caro o un familiare o un papà. E piango quando guardo il viso del giudice Borsellino ai funerali dell'amico: aveva capito tutto... anche lui. Ma non sono lacrime di sconforto, ma di voglia di "rimboccarsi ancora una volta le maniche" per continuare quello che loro hanno cominciato.
Grazie Giovanni, grazie Paolo e grazie Antonino: vi siamo debitori di una Sicilia più "bella".

Cettina (Siracusa)
 

Quel pomeriggio lo ricordo benissimo, uno splendido pomeriggio di sole, stavo festeggiando i miei 16 anni, la festicciola con le amichette, la torta le risa e gli scherzi, poi il buio. Vista l'età non sapevo molto di quell'uomo, quella donna e dei loro angeli custodi, ma mi colpì particolarmente.... Ancora oggi non so il perché fatti gravi in quegli anni ne successero ma questo forse per la sua efferata malvagità mi colpì profondamente... Passai i giorni successivi a capire chi fosse quell'uomo straordinario, di cui purtroppo fino a quel momento nulla conoscevo.... Il giorno del funerale volli a tutti i costi rimanere a casa, ci riuscii e piansi, piansi per tutta la durata di quella celebrazione.... E' impossibile per me scordare quella data, è il giorno in cui nacqui, ma fu purtroppo il giorno in cui degli angeli volarono in cielo.
Marta
 

Il giorno della strage di Capaci mi trovavo dai miei nonni fuori Palermo e  mi ricordo solamente lo sgomento dipinto sul volto di mia madre, che aveva sentito la notizia alla televisione e la successiva rabbia nei discorsi dei miei parenti tutti riuniti a pranzo. Il giorno della morte del giudice Borsellino invece ero a casa e dal mio balcone potevo vedere il denso fumo nero che saliva al cielo, lo stesso del filmato che abbiamo visto a scuola. Stavolta niente stupore sul viso dei miei genitori del resto lo sapevano tutti che sarebbe successo anche e soprattutto lui! Ecco questo è tutto ciò che mi ricordo, ma crescendo ho capito il perché della rabbia e dello sgomento della mia famiglia, si sentivano abbandonati nella lotta più dura alla quale avrebbero dovuto partecipare, provavano un immenso dispiacere per quelle vittime innocenti, sentivano di odiare profondamente questi carnefici e di aver perso le uniche persone in grado di trasformare quest'odio in atti significativi contro la MAFIA!
Tutte queste sensazioni ci sono state trasmesse dai nostri genitori più o meno coinvolti, ma non per questo si sono affievolite! Abbiamo ancora voglia di combattere e di non trasformare la nostra lotta in fiumi di parole retoriche ma in azioni concrete, vere!
Ambra (Palermo)
 

Sabato 23 maggio 1992 avevo 9 anni e stavo festeggiando il mio compleanno con i miei amici. Ricordo che stavo giocando quando ho sentito la televisione accesa in cucina e mia madre al telefono con papà. Lui era in ufficio ma aveva saputo della notizia alla radio. Ricordo come un incubo le immagini dell'autostrada ma soprattutto ricordo la faccia di mia madre, una faccia mista a paura e rassegnazione. Oggi ho 21 anni e ho la foto del giudice Falcone sul muro della mia camera.
Flavio

Oggi è l'anniversario della morte di un personaggio che ha cambiato la mia vita e le ha dato un significato.
Ero poco meno di un'adolescente quando, il 23 maggio di 14 anni fa, morì Giovanni Falcone, la sua Francesca e la sua adorata scorta. Forse allora non  compresi bene il significato di quella strage: la presa di consapevolezza  avvenne nel corso dei giorni, sia perché a scuola se ne parlò, sia perché i telegiornali non fecero altro che trasmettere i funerali delle vittime eccellenti della mafia e il discorso della vedova Schifani.
Avevo 14 anni. Avevo passato la giornata fuori, forse, nella spensieratezza.
Ero a casa con i miei, quando, tutti di fronte alla televisione, apprendemmo la terribile notizia. Io non sapevo chi fosse Giovanni Falcone, ma a partire da quel momento conobbi Borsellino e iniziai ad avere paura per lui, perché in fondo avevo capito che da lì a pochi mesi, anche lui sarebbe stato coinvolto in questo giustizialismo condotto da Cosa nostra.
A distanza di anni, ho potuto rimproverare mio padre per non avermi dato la possibilità di conoscere meglio Quell'uomo che aveva vissuto in nome di un ideale e con un grande sogno. Fino ad allora non sapevo cosa fosse realmente la mafia, che conoscevo soltanto indirettamente attraverso la serie televisiva "La piovra".
Avrei tanto voluto conoscere Giovanni Falcone, perché avrei combattuto al suo fianco fino alla morte.
Ora ho 28 anni e ancora un sogno nel cuore, che è emerso a livello conscio al tempo delle stragi di Capaci e via D'Amelio. Già allora sapevo che avrei dovuto dedicare anch'io la mia vita alla Giustizia. La morte di Falcone mi aveva fatto capire che esistono uomini ancora capaci di lottare perché il mondo cambi, che esistono idealisti e soprattutto persone che credono nello stato.
A 14 anni ho deciso che sarei entrata nell'Antimafia, così nel 1997 mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza con un unico obiettivo: vendicare Falcone, Borsellino, Chinnici e tutti coloro che sono stati, durante questi lunghi anni, vittime di mafia e di terrorismo. Mi sono laureata nel 2004 e ho pianto. Tuttora avverto dentro di me un senso innato della giustizia. È un peccato che non sia riuscita a portare avanti il concorso in magistratura, ma non demorderò: o da giudice, o da commissario, io guiderò il paese verso una riconquista dei valori della legalità e del rispetto umano.
Sì, è un'utopia, ma non dovranno più verificarsi quei massacri, né si dovrà mai dimenticare il sacrificio dei nostri giudici, che sono stati traditi dallo stato stesso, quello stato per cui avevano lottato per tanti anni, quello stato che non li aveva mai ripagati dei sacrifici e dell'amore incondizionato che per esso i nostri giudici avevano mostrato.
Vorrei tanto che Maria Falcone sapesse quanto suo fratello mi abbia dato, che non morirà mai, quanto meno nella mia coscienza e che la mafia mai potrà cancellare la sua forza.
Addio, caro Giovanni.
Tua per sempre,
Ilenia Romano
 

info@sun-web.net torna indietro