Non credo che
dimenticherò mai quel giorno......ha marchiato a fuoco una giornata ed
un momento molto importanti per me, e a distanza di tempo ha cambiato
anche la mia vita. Quel 23 maggio, proprio quello del 1992, io compivo
18 anni. Ed in quel momento, alle 17,58 io ero a sedere tra i banchi
della mia parrocchia, in attesa che il Vescovo mi chiamasse
sull'altare............già, perché quello era anche il giorno della mia
cresima, rimandata più volte ed, ironia della sorte, fissata proprio x
quel giorno. Accanto a me, il mio padrino, funzionario della Polizia di
Stato. All'epoca c'erano telefoni cellulari voluminosi, rumorosi....il
suo squillò verso le 18,15. Lui uscì fuori a parlare...sapevo,sentivo
che quella telefonata nn era niente di buono. Quanto tornò a sedersi,
con un filo di voce, disse:"Hanno fatto saltare Falcone con la moglie e
tutta la scorta". Quel filo di voce lo sento ancora oggi......e ogni
anno vivo l'arrivo del mio compleanno come un evento quasi sinistro,
come un presagio negativo. Falcone era sempre stato il mio mito, e quel
giorno, nn lo sapevo ancora, mi avrebbe cambiato la vita. Il mio sogno
era quello di fare il magistrato......beh, forse qualcuno mi giudicherà
superficiale, nn lo so, ma dopo varie notti insonni, dopo un anno di
Giurisprudenza a pieni voti.....io rinunciai agli studi. Si, mi fermai
lì e mi misi a fare il lavoro x il quale avevo preso il mio primo
diploma. Quelle parole, quelle immagini, quel disastro, hanno proiettato
una ragazzina in qualcosa che, all'epoca, era tanto più grande di le, e
le hanno segnato la vita..............e oggi, forse, mi fa male dirlo,
ma rimpiango di essermi fermata. Ero a Bologna. Ci
abito da 16 anni ma non è la mia città. E quel giorno me ne sono accorta
una volta di più. Era pomeriggio, tardo pomeriggio e un amico aveva messo
il televisore fuori sul cortile della cascina, tutti parlavano e il
televisore anche e nessuno ascoltava. Doveva essere un TG non so più quale
non mi ricordo. So solo che non ne avevo saputo niente - lontana
dall'informazione come sono - mi sono girata di scatto e ci ho messo tempo
per sentire e per reagire, se sentirsi agghiacciati è una reazione. Ricordo
solo che gli altri non ci badavano, non più di quanto badassero al resto.
Ma qualcuno però mi ha chiesto se lo conoscevo, se era un amico di famiglia
o un parente o qualcosa del genere. In un qualche modo
la mia faccia aveva fatto di più di quella del giornalista. No, non lo
conoscevo personalmente, non lo avevo neanche mai incontrato, la sua faccia
non mi era più nota di altre. No, non era un amico di famiglia. Allora
perchè ero cosi scossa? La domanda era sensata, in fondo di morti ammazzati
al Sud ce ne è di continuo. Non avevo una risposta sensata non in quel
momento e in fondo perchè era diverso dagli altri che avevano ammazzato
neanche io lo sapevo. La parola simbolo per lui non era ancora stata
inventata. E un simbolo non era, non per me almeno che come molti ho
scoperto l'antimafia quando è diventata un fatto di lenzuoli più o meno
attaccati alle finestre più o meno in miniatura appuntati sulla giacca. Non
lo conoscevo, non lo avevo mai incontrato, non era un simbolo ma so che ho
pensato "E' finita". Ero a casa, in
campagna, avevo ospite mio figlio che stava male per
un grave incidente. ho capito alla tv che qualcosa non andava. è stato
un crescendo di ansia che si è trasformata in angoscia, appena velata da una
speranza, che ce la potessero fare, ma pian piano la rabbia ha
preso il sopravvento ed ho cominciato ad urlare. è accorso mio figlio sulla
sedia a rotelle ma io non riuscivo ad esprimermi, indicavo la tv e piangevo,
dicevo no e no e no senza fermarmi e la ferita aperta da quell'orrore non si
è rimarginata. ancora non posso crederci ancora sopratutto mi domando perchè
pian piano all'altra gente è passata e si è ricominciato a far finta di
niente. Io ero a letto con
una gamba rotta quello che
ricordo di quella giornata è la rabbia, la grande, immensa rabbia che ho
provato e la vergogna di appartenere a questa terra. fortunatamente la
vergogna è passata perchè adesso appartengo a quella gioventù che non
tiene più la bocca chiusa e urla contro la cattiveria di certa gente che
non può neppure essere classificata. Ricordo benissimo
quel pomeriggio, i miei erano andati in un villino che si trova a Cinisi,
una località di mare adiacente a Capaci, avevano percorso proprio quel
tratto di strada verso le tre. Se non sbaglio era un
sabato. Io sono tornato dai festeggiamenti per l'ultima partita di
campionato vinta e che ci permetteva di salire di una serie. Ho saputo
immediatamente di quanto era successo. Temevo fosse veramente la fine di
tutto. Negli anni successivi mi sono ricreduto. Ora torno a dubitare. Ricordo
benissimo quel giorno. Ero a casa di un amica era il suo compleanno.
Eravamo nella sua stanza da pranzo a ridere e scherzare. Andammo in cucina
a prendere da bere,i suoi genitori stavano guardando la TV, vidi
l’autostrada divelta. Sullo schermo passava una scritta che informava
che c’era stato un attentato al giudice Falcone. Non sapevo chi fosse.
Ricordo che tornammo in sala da pranzo, le altre continuavano a scherzare,
nella mia mente invece continuavano a passare quelle immagini. Era un sabato caldo e
soleggiato a Milano. Niente di meglio di un giro in moto con la mia ragazza.
Poi la sera, a cena da lei. Mentre preparava da mangiare tutto il
romanticismo di quella giornata e le aspettative della serata lasciarono il
posto ad un sentimento di tristezza e di disperazione. Avevo appreso la
notizia dal tg e ricordo benissimo quella sensazione che niente sarebbe mai
più stato come prima. Era stata una giornata stupenda, passata con la
persona che amavo ma contemporaneamente sentivo che quel 23 maggio sarebbe
diventato nella memoria collettiva un giorno nefasto. Era questo anche che
mi colpiva: che il privato e il collettivo fossero 2 stati d'animo molto
contrastanti fra loro. Forse mi vergognavo di essere stato così felice in
un giorno così infelice... Il 23 maggio 1992 avevo 11 anni, frequentavo la 1° media e avevo appena cominciato ad interessarmi di politica, quella vera, fatta per il bene delle persone, nel loro rispetto e nel rispetto della giustizia e della verità. Ero in pizzeria con i miei genitori, la televisione del locale era sintonizzata sul telegiornale: erano le 20 circa. All'improvviso l'annuncio: agghiacciante, terribile, definitivo. Le pizze erano pronte, già sul tavolo, ma l'ultima cosa che riuscivo a fare era mangiare. Mio padre non ci credeva, ha urlato: NOOOOOOO! Io raggelata non riuscivo a parlare, né a togliere lo sguardo dal televisore. Era stata una pugnalata. Avevo solo 11 anni e alla maggior parte dei ragazzini della mia età non faceva né caldo né freddo una notizia del genere: neanche sapevano chi era Giovanni Falcone. Io ero sempre più attonita. Ho cominciato a pensare a lui: avevo cominciato a stimarlo per le indagini che svolgeva, per l'amore e la passione che metteva nel suo lavoro, per l'anima pura che nessun politicante da quattro soldi avrebbe mai potuto macchiare...pensavo e tentavo di trattenere le lacrime e la rabbia. Mi chiedevo perché, perché quelle vite spazzate via in un soffio, il giudice e la scorta, perché persone perbene sono dovute morire così, perché troppo scomodi, perché loro davvero facevano il loro lavoro e ci credevano. Pensavo alla scorta e a me stessa che avrebbe voluto fare la poliziotta per difendere la giustizia, so quello che faceva la polizia nelle manifestazioni degli anni '60-'70 e so anche che è implicata insieme ai fascisti e allo stesso Stato Italiano in molte stragi (basti pensare a Piazza Fontana), ma so anche che sono tanti i poliziotti che hanno scelto questo lavoro perché ci credono, perché in questo modo vogliono dare un piccolo grande contributo alla costruzione di mondo migliore. Pensavo ai parenti delle vittime. E pensavo agli assassini e ai mandanti: chi erano per credersi in dovere di decidere della sorte di altri cittadini. Anche se ero piccola, sapevo che dietro l'omicidio Falcone non poteva esserci solo la mafia. Era una giornata
calda e soleggiata avevo solo 14 anni ma ricordo nitidamente quel
pomeriggio. Ero a casa di mia nonna, presso la quale passavo le prime
vacanze. Una vicina di casa ci suonò alla porta e ci diede la terribile
notizia, ricordo che Messina quel pomeriggio era come addormentata su se
stessa, nessuno si aspettava un fatto del genere.Poi passammo il resto
della serata davanti alla TV per sapere i dettagli. Ricordo solo
che non ricordo niente,ricordo solo che ero un bambino. Ricordo che in
quei giorni mio padre era triste e che un ragazzo della mia età mi disse
che il giorno prima avevano ucciso Giovanni Falcone e che nel mentre noi
stavamo pensando solo a giocare. Gli chiesi chi fosse quell'uomo e lui mi
spiegò. Sono passati gli anni ed ora so chi è Falcone, e sottolineo che
so "chi è" perché dentro di me non è mai morto né lui né
chi come lui ha deciso che la sua vita non era abbastanza importante per
poterla sacrificare in nome di quella di tutti noi. Ed ora che ricordo
quante volte ho pianto in questi anni quando ho letto le sue parole e
pensato a quello che ha fatto insieme al suo amato compagno Borsellino mi
chiedo semmai il suo sorriso nelle più belle foto ci volesse dire che
avremmo sempre dovuto ricordarlo così anche dopo la sua aspettata morte.
E' così che lo voglio ricordare ed è quel sorriso che voglio avere tutti
i giorni dentro di me quando mi impegno per non dimenticare la sua morte,
ed è quel sorriso che mi sforzo di avere anche ora che piango di nuovo. Ricordo
perfettamente quella tragica da del 23 maggio 1992 quando venne ucciso il
giudice Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta; era un sabato
se non erro e al momento della terribile notizie sono rimasto sconfortato;
devo confessarlo di avere versato lacrime, io che sono una persona che non
piange mai. ricordo ancora quel
pomeriggio, avevo 12 anni compiuti da poco, stavo andando coi miei ad una
festa per la prima comunione di una mia amica. Ad un certo punto
dall'autoradio ho sentito dell'attentato. Non mi rendevo forse conto della
gravità dell'evento, ma inconsciamente mentre mio fratello giocava con
gli altri bambini io ero davanti alla tv del ristorante a seguire il tg. Ciao,
mi chiamo Marilena, di quel pomeriggio maledetto,
ricordo sempre con qualche brivido che su quella bomba bastarda ci sono
passata intorno alle 16, 30. Tornavo da una gita al
mare a San Vito lo Capo. Ero con alcuni amici quando
decidemmo di rientrare a Palermo perché il tempo stava
peggiorando.....beh, forse e' stata una fortuna.. solo per noi. Squillò il
telefono, verso le 19,30: era mio fratello che mi disse "hanno
ammazzato Falcone, una strage, stava tornando a Palermo", rimasi di
ghiaccio, poi scoppiai a piangere per la rabbia e il dolore Quel pomeriggio si
divide in due parti precise, ve lo racconto perché, ovviamente, come
tutti, lo ricordo benissimo. Nel primo pomeriggio, verso le tre, ho avuto
una violenta lite con mio padre, c'era anche mio fratello Giuseppe, e sono
arrivata a dargli uno schiaffone, per me, in quel momento molto
liberatorio, mentre mio fratello, sorpreso dal gesto, mi stringeva alle
spalle per abbracciarmi. Dopo uscivo con le amiche, in macchina, per fare
un giro rilassante, pensavamo anche di andare a Sferracavallo, poi
sceglievamo, credo Mondello. Mi rilassai. Dopo al ritorno, aperta la porta
di casa mentre avevo ancora le chiavi in mano, mio padre, scosso davanti
al televisore, mi comunica tutto. Ho buttato le chiavi per terra con
rabbia e violenza fredda. Ho pianto moltissimo guardando in tv il
funerale. E' molto doloroso. oggi che scrivo
sono 10 anni esatti da quel 23 maggio 1992 che mi ha segnato dentro in
modo indelebile. E ricordando la dinamica di quel pomeriggio mi tornano i
brividi e le emozioni negative provate, che sembrano molto più
ravvicinate nel tempo.Ero nel mio collegio universitario di Bologna,dove
studiavo per un esame del III anno di giurisprudenza. Ero solo in
casa,quel pomeriggio,e dopo lo studio mi stavo preparando la cena .
Nell'accendere la radio..la terribile notizia che mi bloccò lo stomaco e
mi fece saltare il pasto. All'inizio dissero che era solo ferito, e io ho
pregato perché non morisse. Ricordo che mi scoprii,in quei drammatici
momenti, molto legato a lui..sapevo quello che aveva fatto e gli ero grato
per questo. Ma non sapevo prima di quei momenti che avrei pianto per
lui.Ricordo che mi precipitai giù in sala TV,dopo il giornale-radio. e
ricordo anche che ci fu una scelta vergognosa di RAI 1,di non sospendere
la programmazione di prima serata,invece di mandare subito lo
speciale..cosi dovetti sorbirmi lo show del sabato sera, incazzato nero,
prima delle tragiche immagini della deflagrazione. Oggi a 10 anni di
distanza,Lui rimane per me una delle poche cose in cui credere, delle
cose umane. Io ho le stesse sue iniziali G.F., e sarei contento se
riuscissi a realizzare nella mia vita la decima parte di quello che lui ha
fatto, nel campo della legalità e della giustizia. In quel
pomeriggio, il 23 maggio 1992 avevo 17 anni ero appena rientrata a casa.
Faceva caldo ed ero sul balcone del salotto che stavo parlando con una mia
amica, una mia vicina di casa. Ad un certo punto, avevo la tv accesa, sento
un'edizione straordinaria del telegiornale che parlava di un attentato
sull'autostrada di Palermo vicino a Capaci,dice che è coinvolto il giudice
Giovanni Falcone con la moglie Francesca e la scorta. Mi precipito in casa e
sto lì,incollata alla televisione, per sentire l'evolversi della
situazione, sperando che si siano salvati tutti. Ma quando vedo le immagini
dell'autostrada comincio a tremare, c'è un silenzio strano in casa mia, i
miei genitori sono anche loro sbigottiti, quando dicono che Giovanni Falcone
è morto scoppio a piangere chiedendomi perché un uomo che fa il suo dovere
per cambiare il nostro Paese venga trucidato in un modo atroce. Maggio è sempre stato
nel mio immaginario personale la porta d'ingresso verso l'estate, quel
sabato di maggio inoltrato mi ricordo che stavo andando a trovare la mia
ragazza al mare e durante il tragitto ho ascoltato per radio la notizia
dell'attentato a Capaci. Quel pomeriggio mi
trovavo con amici a pochi passi dal mare proprio sotto Capaci a meno di un
chilometro dal luogo della strage. Stavamo giocando a palla anche se il
tempo non era proprio bello. Io avevo 22 anni . Improvvisamente sentimmo un
boato, erano , penso, circa le 16:30. Pensammo che fosse successo qualcosa
alla vicina cementeria perché proprio da quelle parti vedemmo elevarsi un
fungo di fumo (simile a quello di Hiroshima raffigurato nei libri di
storia). Ci siamo precipitati sul luogo per la curiosità e ricordo che
cominciò a piovere, c'era confusione non si riusciva a capire cosa fosse
successo , io vidi un ambulanza che caricava un uomo coi baffi. Solo dopo
capii che si trattava di G. Falcone. E' stato un orribile spettacolo. In
quel periodo ancora si sentiva il peso dell'omertà. E' certo che dal '92 la
storia siciliana è cambiata.
Salve amici della legalità, quel pomeriggio erano da poco finite le
partite di calcio e mi stavo preparando per uscire con i miei amici ma ad
un certo punto guardo che a Raiuno stava andando in onda un'edizione
straordinaria, erano le 18:00 circa, e mi sono soffermato davanti alla
TV per sentire cosa stava accadendo fino a quando ho scoperto che era
stato fatto un attentato al Nostro Eroe Giovanni Falcone. Anch'io ricordo
quel pomeriggio di un anonimo, fino ad allora, 23 maggio 1992. E ricordo
anche il pomeriggio del 19 Luglio. Ero stata invitata a partecipare alla
cresima di un'amica e mi recai in Chiesa in compagnia di mia sorella. Dopo
la cerimonia, andammo a cena al ristorante. Era una festa carina, ma senza
particolare divertimento. Appresi della tragedia quindi in tarda serata,
quando, tornata a casa, trovai i miei genitori incollati alla tv:
trasmettevano ormai un'intervista di repertorio al giudice Falcone ed il
suo viso bruno spiccava su uno sfondo azzurro. Mi raccontarono ciò che
era successo e che solo la moglie del giudice, anch'ella magistrato, era
ancora viva, anche se in fin di vita. Quel pomeriggio lo
ricordo benissimo, uno splendido pomeriggio di sole, stavo festeggiando i
miei 16 anni, la festicciola con le amichette, la torta le risa e gli
scherzi, poi il buio. Vista l'età non sapevo molto di quell'uomo, quella
donna e dei loro angeli custodi, ma mi colpì particolarmente.... Ancora
oggi non so il perché fatti gravi in quegli anni ne successero ma questo
forse per la sua efferata malvagità mi colpì profondamente... Passai i
giorni successivi a capire chi fosse quell'uomo straordinario, di cui
purtroppo fino a quel momento nulla conoscevo.... Il giorno del funerale
volli a tutti i costi rimanere a casa, ci riuscii e piansi, piansi per
tutta la durata di quella celebrazione.... E' impossibile per me scordare
quella data, è il giorno in cui nacqui, ma fu purtroppo il giorno in cui
degli angeli volarono in cielo. Il giorno della
strage di Capaci mi trovavo dai miei nonni fuori Palermo e mi ricordo
solamente lo sgomento dipinto sul volto di mia madre, che aveva sentito la
notizia alla televisione e la successiva rabbia nei discorsi dei miei
parenti tutti riuniti a pranzo. Il giorno della morte del giudice
Borsellino invece ero a casa e dal mio balcone potevo vedere il denso fumo
nero che saliva al cielo, lo stesso del filmato che abbiamo visto a
scuola. Stavolta niente stupore sul viso dei miei genitori del resto lo
sapevano tutti che sarebbe successo anche e soprattutto lui! Ecco questo è
tutto ciò che mi ricordo, ma crescendo ho capito il perché della rabbia e
dello sgomento della mia famiglia, si sentivano abbandonati nella lotta
più dura alla quale avrebbero dovuto partecipare, provavano un immenso
dispiacere per quelle vittime innocenti, sentivano di odiare profondamente
questi carnefici e di aver perso le uniche persone in grado di trasformare
quest'odio in atti significativi contro la MAFIA! Sabato 23 maggio
1992 avevo 9 anni e stavo festeggiando il mio compleanno con i miei amici.
Ricordo che stavo giocando quando ho sentito la televisione accesa in
cucina e mia madre al telefono con papà. Lui era in ufficio ma aveva
saputo della notizia alla radio. Ricordo come un incubo le immagini
dell'autostrada ma soprattutto ricordo la faccia di mia madre, una faccia
mista a paura e rassegnazione. Oggi ho 21 anni e ho la foto del giudice
Falcone sul muro della mia camera. Oggi è
l'anniversario della morte di un personaggio che ha cambiato la mia vita e
le ha dato un significato. |